Arte e Legalità: Il furto della Gioconda - 2

La Gioconda, una delle opere d'arte più famose al mondo, divenne un'icona dopo essere stata rubata nell'agosto del 1911. L'autore del furto è diventato il più celebre ladro d'arte della storia.                                                             

Era la mattina del 22 agosto 1911 quando il pittore Louis Beroud e l'incisore Frederic Laguillermie si erano recati al Louvre, all'epoca chiuso al pubblico tutti i lunedì (oggi è chiuso di martedì), per svolgere il loro lavoro da copisti ma, giunti nella sala, la parete era vuota e il quadro sparito.         La polizia francese iniziò immediatamente le indagini, interrogando dapprima un gruppo di operai che il giorno precedente si era fermato a osservare la Monna Lisa e poi Guillame Apollinare e Pablo Picasso, conosciuti per il loro desiderio di svuotare i musei e di riempirli con le loro opere. Si pensò addirittura a un colpo di Stato da parte della Germania, che in quel periodo stava cercando di portare sotto il suo dominio le colonie francesi in Africa. Tuttavia, tutti loro risultarono innocenti. Nonostante la ricompensa dal valore di cinquemila franchi che le autorità avevano offerto a chiunque ne sapesse qualcosa, l'opera sembrava essersi volatilizzata, tutti i giornali parlavano dell'accaduto e il Louvre rimase per ben due anni senza la Gioconda, fino al 1913, anno in cui venne ritrovata a Firenze.                      

Secondo le ricostruzioni, l'antiquario Alfredo Geri aveva ricevuto una lettera firmata "Vincent Leonard", in cui gli veniva proposto di acquistare la Monna Lisa, a patto che il dipinto restasse in Italia. L'uomo informò subito Giovanni Poggi, il direttore degli Uffizi, e insieme accettarono di incontrare il mittente, che si rivelò essere Vincenzo Peruggia, un imbianchino italiano emigrato in Francia in cerca di una vita meno dura di quella che conduceva nella penisola. Poggi, una volta accertatosi che fosse l'originale, mise al corrente la polizia e il ladro fu arrestato. Durante l'interrogatorio, Peruggia spiegò il suo piano: lavorando al Louvre, sapeva bene come eludere le misure di sicurezza, così, la notte tra il 20 e il 21 agosto 1911, riuscì facilmente a entrare nel museo, si nascose per tutta la notte nello sgabuzzino, alla mattina smontò la teca dell'opera, la prese, l'avvolse nel suo cappotto e uscì indisturbato. Prese un taxi per arrivare a casa, dove chiuse il quadro in un baule che nascose sotto il letto, dove rimase per due anni. L'intento dell'uomo era restituire all'Italia la Gioconda, secondo lui rubata da Napoleone, mentre in realtà fu donata da Leonardo stesso al re di Francia Francesco I. Il processo si svolte nel giugno del 1914 a Firenze. A Peruggia fu riconosciuto l'attenuante di infermità mentale e fu condannato a un anno e sei mesi di prigione. Successivamente la pena fu ridotta a sette mesi, come chiesto a gran voce dai suoi concittadini che lo avevano preso in simpatia e lo ritenevano un eroe (d'altronde si sa, tra italiani e francesi non scorre buon sangue).

E così si conclude la storia del primo grande furto di un opera d'arte da un museo, il colpo del secolo, svoltosi senza l'utilizzo delle armi e senza feriti o morti. 

-Alessandra Misenti

Arte e Legalità: L’arte dell’impertinenza

Diciamo basta all'arte usata come mezzo per ricostruire ciò che prima l'uomo si è divertito a distruggere.

Forse non tutti sanno che l'arte è un dono che è stato dato agli uomini per poter esprimere in modo creativo e personale un sentimento, uno stato d'animo, un'idea da poter condividere con chiunque voglia apprezzare la bellezza. L'arte è un dono dato a tutti, ma evidentemente non tutti sono in grado di ammirarla e soprattutto rispettarla. Purtroppo, ancora oggi nel 2023 dove siamo circondati dalle tecnologie di ultima generazione, la parola rispetto non è ben compresa da un buon numero di persone in quanto si sente spesso parlare di furti e atteggiamenti vandalici  verso le  opere d'arte.

Si parla di furti d'arte da tantissimo tempo ormai, ma d'altronde non c'è da stupirsi poiché simultaneamente alla sua nascita, sono nati anche i furti di quest'ultima… ma d'altronde si sa che dove c'è bellezza c'è invidia.

Con furto d'arte non s'intendono solamente i bottini di guerra, successivamente alla conquista di un territorio, ma anche la distruzione volontaria del patrimonio culturale di un popolo. Non a caso infatti, durante il regime nazista tantissime opere di artisti ebrei furono distrutte nei roghi, un modo per cancellare definitivamente un popolo che era visto come una minaccia per i tedeschi.  È diventato di moda , o virale nei social, protestare rovinando opere d'arte; questo avviene principalmente perché l'arte da sempre è una delle principali fonti culturali di ogni paese perciò un modo per attirare l'attenzione in modo clamoroso.

Ultimamente a tutti noi sarà capitato di sentire al telegiornale attacchi di molti quadri e sculture di grandissimo valore che sono state prese d'assalto dagli attivisti per la tutela dell'ambiente. Mi rendo conto delle ragioni che spingono queste persone a manifestare, visto che ormai tutto intorno a noi sta andando a sgretolarsi, portando a conseguenze irrimediabili al clima, alla salute e a tutto l'ecosistema…ma tanto all'uomo non importa, perché il suo tempo su questa terra è limitato e non ha intenzione di portarle rispetto per conservarla nel migliore dei modi alle generazioni successive. Ancora oggi coloro che sognano di vivere in un mondo ripulito dalla cattiveria umana vengono considerati solamente dei sognatori, che si oppongono al progresso umano. Quindi sì, è giusto manifestare per le questioni importanti che riguardano il benessere del pianeta , ma di certo non rovinando il patrimonio artistico di inestimabile valore . Sicuramente però sono riusciti nel loro intento…creare scalpore, proprio ciò che è successo alla National Gallery a Londra, quando nel mese di ottobre due giovani attivisti sono stati beccati a imbrattare con della zuppa commestibile i famosissimi e inestimabili girasoli di Vincent Van Gogh, si pensa si sia trattata di una protesta anti-petrolio. Altre proteste degli ultimi periodi, che sembrano inverosimili sono quelli del lancio della torta sulla Gioconda di Leonardo a Vinci e alcuni giovani che hanno incollato le loro mani al vetro che protegge la primavera nella sala Botticelli degli Uffizi di Firenze…potrei elencare tanti altri episodi di questo tipo, dove all'arte è stato riservato un trattamento non meritato. Mi sento nella posizione di considerare che l'uomo possiede molti più difetti di quante siano le sue virtù e uno di questi è proprio l'essere impertinente, che manca di riguardo a tutto ciò che lo circonda…proviamo allora di dire basta all'arte usata come mezzo per tappare un po' di qua e un po' di là tutti i buchi che lascia egli stesso durante il suo tragitto. Il mio messaggio è cercare di curare e proteggere tutto ciò che di bello sta rimanendo in questo mondo, che ormai sta cadendo in rovina solo e unicamente per colpa nostra.

-Marianna Larosa

Arte e Legalità: Vandalismo; cos’è e come si manifesta

Il vandalismo dell'arte è un fenomeno che consiste nella distruzione o nella modifica intenzionale di opere d'arte pubbliche o private. Questo comportamento può essere motivato da diverse ragioni, tra cui la provocazione, la protesta o la semplice ignoranza.

Il vandalismo dell'arte rappresenta una perdita per la comunità, sia dal punto di vista culturale che economico. Le opere d'arte sono spesso preziose e irripetibili, e la loro distruzione comporta una perdita permanente per la storia e la cultura di una società.

Inoltre, il vandalismo dell'arte può anche essere pericoloso per le persone che si trovano nelle vicinanze durante l'atto criminale. Ad esempio, la distruzione di sculture o installazioni pubbliche potrebbe causare lesioni a passanti o danni a beni pubblici o privati.

Per prevenire il vandalismo dell'arte, sono state introdotte misure di sicurezza e di sorveglianza, come sistemi di allarme, telecamere di sorveglianza e pattuglie di guardie di sicurezza. Inoltre, molte città hanno anche istituito programmi di educazione e sensibilizzazione per promuovere la consapevolezza e il rispetto per l'arte e il patrimonio culturale.

In conclusione, il vandalismo dell'arte è un problema che va affrontato con serietà e determinazione. La tutela delle opere d'arte è importante per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale e per garantire che le future generazioni possano godere delle meraviglie dell'arte.

Lo sconcertante gesto subito dal dipinto più famoso del mondo ha scioccato i visitatori. L’autore di questa azione è un giovane attivista che è riuscito ad avvicinarsi al capolavoro, indossava una parrucca ed era in sedia a rotelle, mentre veniva scortato via dal museo ha urlato: "artisti, pensate alla terra c’è gente che la sta distruggendo, per questo ho compiuto questo gesto".L’azione del giovane ragazzo pare essere fatta per un fine ecologista. La Gioconda rimane indenne, dato che c’è un vetro robusto che la protegge.  Negli ultimi 110 anni la Gioconda ha subito vari attacchi. Nel 2009 una turista le ha lanciato contro un tazza d’acqua te, nel 1974 quando la Gioconda era esposta al museo nazionale di Tokyo una visitatrice la imbratta con dello spray rosso, ed infine nel 1911 Vincenzo Perugia nel tentativo di restituire la Gioconda ai legittimi proprietari, almeno secondo lui era così e cioè all’Italia, la rapisce! Verrà ritrovata 2 anni dopo è restituita questa volta ai legittimi proprietari, cioè ai francesi. Dopo l’episodio della torta lanciata, ci sono stati ben 15 episodi simili, ciò significa che in media, ogni due settimane un’opera rischia di essere rovinata. Gli attivisti hanno lanciato cibo sulle opere, si sono attaccati ai muri e addirittura hanno sostituito un’opera di John Constable con un’altra per far vedere come la campagna andrà a scomparire in futuro, lo scopo principale è quello di sensibilizzare sul tema dell'ambiente. Gli attivisti di "last generation" hanno lanciato un liquido nero sull’opera: morte e vita di Gustav Klimt.  Non è un buon modo di operare questo, deturpare opere simili che rappresentano la nostra civiltà, passato e identità non aiuterà a cambiare la situazione e soprattutto non sveglierà i governi.

Ecco alcuni esempi di vandalismo sull'arte:

  • Distruzione di statue: la distruzione di statue pubbliche, come monumenti storici o sculture in piazza, è un esempio comune di vandalismo sull'arte.
  • Danni alle opere d'arte in musei: alcuni vandali entrano in musei e danneggiano opere d'arte, ad esempio graffiando o dipingendo su dipinti o sculture.
  • Modifica di murales: alcune persone potrebbero dipingere o modificare murales in modo non autorizzato, danneggiando l'opera originale.
  • Distruzione di monumenti storici: il vandalismo di monumenti storici, come tombe o antichi siti archeologici, rappresenta una perdita per la cultura e la storia di una società.
  • Danni alle opere d'arte in strada: le opere d'arte pubbliche, come statue, murales o installazioni, sono vulnerabili al vandalismo da parte di persone che potrebbero dipingerle o danneggiarle.

-Daniel Formica

Arte e Legalità: Il caso degli Ambientalisti

Gruppi come Just Stop Oil, Extinction Rebellion e, in Italia, Ultima Generazione hanno iniziato durante il 2022 a vandalizzare opere d'arte inestimabili nella loro campagna per la sensibilizzazione ai cambiamenti climatici. Due membri di Just Stop Oil il 4 luglio 2022 si incollarono alla cornice del quadro di John Constable - Il Carro di Fieno. Coprirono il dipinto con un'illustrazione stampata che collocava Il Carro di Fieno in una visione apocalittica del futuro che mostrava cosa i cambiamenti climatici faranno al paesaggio. I due vennero poi arrestati dalla polizia e il dipinto fu rimosso per essere esaminato dai curatori. Un altro gruppo di sostenitori il 5 luglio 2022 si appiccicarono a una copia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci [immagine di copertina] e spruzzarono la frase "No New Oil" sul muro dietro il dipinto. Due ragazze, invece, giorno 14 febbraio 2022 lanciarono salsa di pomodoro sul dipinto I Girasoli di Van Gogh. Su tutti però, primeggia come esempio più eclatante di protesta la torta che il 29 maggio 2022 venne lanciata contro La Gioconda. Le opere d'arte non sono mai state danneggiate in modo irreparabile, vuoi per i vetri protettivi, vuoi per l'intenzione dei manifestanti, ribadita in ogni occasione, di non voler realmente danneggiare i quadri ma solo di sensibilizzare il pubblico.

Le motivazioni ultime dei manifestanti sono certamente condivisibili, ma ci si interroga se queste azioni, indubbiamente illegali, sia giusto che vengano perpetrate in danno di opere d'arte di inestimabile valore. La causa per la quale questi gruppi combattono è giusta, tuttavia questi stanno rischiando di allontanare possibili sostenitori che non vorrebbero mai vedere un'opera sfregiata i tale modo. Gli associati a queste operazioni rischiano gravi conseguenze, ma hanno deciso che ne vale la pena:

se viene il peggio, un dipinto o una statua distrutti - insieme a pezzi della storia umana- sembreranno il minimo al confronto con un pianeta morto.

L'arte è il bene più prezioso che abbiamo e non è la prima volta che gli uomini la distruggono per fare una dichiarazione. Non dimentichiamo, infatti, la strage di via dei Georgofili del 27 maggio 1993 dove un'esplosione si portò via cinque vite umane, tre dipinti e danneggiò oltre 200 opere d'arte.

-Giorgia Pavone

Arte e Legalità: “La dama con l’ermellino” rubata dai nazisti come omaggio ad Hitler

Nel corso dei secoli molte opere d’arte sono state rubate dai musei che le ospitavano; alcuni casi sono rimasti irrisolti e le opere perdute per sempre, altri invece si sono conclusi positivamente con il ritrovamento o la restituzione della refurtiva. Quest’ultimo è il caso dell’opera di Leonardo Da Vinci. Dipinta nel 1490, “La Dama con l’ermellino” è uno dei quattro ritratti di donna dipinti da Leonardo e ritrae una nobildonna elegantemente abbigliata con in braccio un ermellino. Il ritratto fu commissionato da Ludovico il Moro intorno al 1489-1490. La dama ritratta è Cecilia Gallerani, figlia dell’ambasciatore fiorentino di Milano, che già a 15 anni entra a far parte della corte milanese. Diventa l’amante di Ludovico Sforza e fu descritta da molti come una giovane bella e intelligente, che riusciva ad intrattenere con le sue poesie, tutta la corte degli Sforza.

Nei secoli successivi la paternità di Leonardo fu dimenticata: ancora alla fine dell’Ottocento la maggior parte dei critici attribuiva la Dama con l’ermellino ad allievi dell’artista come Giovanni Ambrogio De Predis e Giovanni Antonio Boltraffio. Intanto nel 1801 il dipinto era entrato nella collezione dei principi di Czartoryski - uno scrigno di meraviglie messo insieme in uno dei momenti più bui della storia della Polonia, con il paese diviso tra Prussia, Russia e Impero Asburgico - e viaggiava silenziosamente insieme ai suoi proprietari tra Parigi e Cracovia. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli invasori nazisti scovarono il quadro nei sotterranei del Castello del Wawel, dove era stato nascosto, e lo portarono in Germania.

Un anno dopo, il governatore della Polonia Hans Frank chiese a Hitler di poter avere indietro il quadro per ammirarlo mentre lavorava, e Hitler glielo concesse. Quando nel 1945 le truppe russe invasero la Polonia, Frank scappò portando con sé il dipinto; venne arrestato a Monaco, e con la sua fuga terminarono anche le peripezie del quadro. Dopo la restituzione del 1946 sull’angolo inferiore destro della tavola fu scoperta l’impronta di un tallone, segno di un trattamento non proprio rispettoso, poi cancellato dai restauratori.  Nel 2016 l’erede della famiglia Czartorysky vende tutta la collezione di famiglia al governo Polacco, che comprende anche il dipinto della Dama con l’ermellino. Ad oggi è possibile ammirarla nel Museo Nazionale di Cracovia.

Una storia di vero interesse che rende il dipinto uno dei più grandi capolavori di Leonardo Da Vinci. Voluto da più popoli, nazisti, polacchi, russi, ceduto da Hitler, è come una donna desiderata, senza pace, senza un luogo dove vivere serenamente.

-Alessia Tinè

Arte e Legalità: arte e mafia - i miliardi più facili

Il legame mafia-arte è molto più forte di quanto si possa immaginare. È un giro di soldi che ammonta a miliardi di euro, infatti è classificato come il terzo mercato più redditizio della criminalità organizzata, subito dopo il mercato della droga e delle frodi internazionali. L’Italia, che è la casa delle più belle opere d’arte, purtroppo registra più di ventimila furti d’arte all’anno.

Perchè l’arte è apprezzata dai mafiosi? 

È un mercato che supera i venti miliardi di euro, mercato che porta pochi rischi, grande guadagno, nessuna tracciabilità e riciclaggio di denaro sporco, in modo veloce e sicuro. Questo guadagno sporco è sicuro perché spesso le opere non vengono pagate con contanti ma in lingotti d’oro o addirittura in scambio di armi, stupefacenti e organi umani. Le opere che vengono trafficate, sono di grande valore, proprio per questo, il possesso di un opera è un simbolo che dimostra lo status di un criminale. Non a caso nelle proprietà dei grandi boss  sono state trovate opere molto importanti. Ad esempio sparite nel 2002 alcune opere di Van Gogh (come ad esempio la Spiaggia di Scherveninhen), rubate nel museo di Van Gogh ad Amsterdam, ritrovate nel 2016 nella residenza del boss latitante Raffaele Imperiale a Castellammare di Stabia. 

Spiaggia di Scheveningen- Vincent Van Gogh

Punto di vista giudiziario 

Purtroppo oggi non è ancora noto a tutti il forte legame che c’è tra criminalità e arte, proprio per questo non c’è una vera a propria condanna per chi commette questo reato, l’unico strumento normativo che tutela l’arte è il codice dei beni culturali che risulta insufficiente nella lotta tra arte e crimine organizzato. Dovrebbe essere un dovere istituzionale di ciascun legislatore analizzare e combattere queste nuove realtà criminali sovranazionali, informando non solo all’opinione pubblica di riferimento, ma anche il contesto politico internazionale. Se non si adotteranno simili riforme oltre i confini dei singoli Stati il crimine organizzato continuerà ad arricchirsi, rubandoci anche arte e cultura.

-Nausicaa D’Alpa

Arte e Legalità: Atti di vandalismo sulla pietà di Michelangelo

La Pietà di Michelangelo è una delle opere più famose e iconiche dell'artista rinascimentale italiano. Realizzata tra il 1498 e il 1499, la scultura rappresenta la Madonna che tiene in braccio il corpo morto di Gesù Cristo. La Pietà è stata commissionata dal francescano Jacopo Galli per la chiesa di San Pietro in Vaticano, dove è tutt'oggi esposta. Michelangelo aveva solo 24 anni quando iniziò a lavorare alla scultura, ma già dimostrava una maestria straordinaria nell'arte della scultura.

La scultura si distingue per la sua bellezza e per la sua emozione, che colpisce immediatamente lo spettatore. La Madonna è rappresentata come una figura giovane e bella, con un'espressione di dolore e tristezza per la perdita del figlio. Il corpo di Gesù è mostrato in una posizione naturale, ma allo stesso tempo pieno di grazia e di bellezza. La Pietà è anche famosa per la sua innovazione tecnica. Michelangelo ha utilizzato una tecnica chiamata "sfumato", che consiste nell'utilizzo di una serie di sfumature per creare un effetto di profondità e di realismo nella scultura.

Questa meravigliosa opera è stata vittima di un atto vandalico il 21 maggio 1972. Durante la mattina di Pentecoste, un giovane australiano di 34 anni con problemi psichiatrici, Laszlo Toth, saltò al di là della balaustra della chiesa di San Pietro e cominciò a colpire ripetutamente la scultura con un martello, gridando di essere Gesù Cristo risorto. Nonostante i tentativi dei fedeli presenti di fermarlo, Toth riuscì a causare gravi danni all'opera, fratturando il velo della Madonna in tre punti, staccando il braccio sinistro e danneggiando il naso e l'occhio. In considerazione della sua apparente follia, Toth non è mai stato accusato del crimine. Il 29 gennaio 1973 fu ricoverato in un ospedale psichiatrico italiano. Rilasciato il 9 febbraio 1975, fu immediatamente accompagnato in Australia, dove aveva studiato. Le autorità australiane non lo hanno arrestato. Mentre Toth era internato in un manicomio prima di essere rimpatriato, la Pietà venne sottoposta a un importante intervento di restauro.

Cesare Brandi in persona a seguire i lavori di restauro, ampiamente documentati e filmati a beneficio dei contemporanei ma anche dei posteri. Grazie ai calchi presenti dell’opera, fu possibile effettuare un restauro accurato adoperando i frammenti originali e un impasto a base di polvere di marmo e colla. Nonostante il duro lavoro di restauro, i segni di questo atto vandalico possono ancora essere visti oggi. Tuttavia, nonostante questo evento triste, la Pietà di Michelangelo continua ad essere una delle opere più ammirate e apprezzate dell'arte mondiale e una meta imperdibile per i visitatori della chiesa di San Pietro a Roma.

-Carola Barbato

Arte e Legalità: Il mistero del ritratto della giovane donna

Sono tante le opere artistiche che da anni vengono rubate e danneggiate, alcuni lo fanno per puro (dis)gusto personale e altri sopratutto, gli ambientalisti, imbrattano di cibo o colore le opere in segno di protesta.

Alcuni furti passati alla storia sono tutt’ora dei misteri irrisolti, opere non ritrovate e magari andate distrutte o nascoste. Il danneggiamento del patrimonio artistico e culturale viene considerato per la prima volta crimine di guerra nel 2012 in Mali.

Durante gli anni sono molte le leggi che prescrivono di tutelare i beni artisti e culturali, ma se avvenisse veramente, mi chiedo come è possibile che accadano questi atti vandalici ancora oggi? Bisogna fare anche una differenza tra la parola tutelare e proteggere, in quanto tutelare vuol dire tenere cura di una cosa cara e promuovere la sua conoscenza; solo attraverso la conoscenza, lo studio, la partecipazione. Invece proteggere vuol dire limitare la divulgazione di queste opere e tenerle più delle volte nascoste.

L’Italia deve sempre distinguersi in qualcosa, infatti nella legge italiana non esistono leggi penali effettive riguardanti i furti d’arte.

Un mistero che mi ha colpito è stato quello riguardante il ”Ritratto di signora”  che è un olio su tela del 1916-17 di Gustav Klimt e raffigura un ritratto di una figura femminile.

Nel 1996, un’analisi ai raggi X rivelò che il ritratto era in realtà dipinto su un’altra opera perduta di Klimt, Ritratto di giovane donna (con cappello e sciarpa), che scomparve nel 1917. Il ritratto originale raffigurava una donna con cui si ritiene che Klimt avesse avuto una relazione amorosa, ma dopo la sua morte improvvisa l’artista dipinse sopra l’opera.

Si ritiene che il dipinto sia stato rubato il 22 febbraio 1997, poco prima dell’inaugurazione di una mostra e durante il restauro dell’edificio dove si trovava. Si ipotizza che il presunto furto di Febbraio potrebbe essere stato messo in scena poco prima della mostra, per coprire lo scambio del dipinto originale con il falso, avvenuto alcuni mesi prima. Il caso è stato riaperto nel 2014.

Aggiornamento: il dipinto è stato ritrovato a Piacenza, nell’alveo del muro perimetrale della galleria Ricci-Oddi ma la sua scomparsa resta tuttora un mistero in quanto per anni non sappiamo chi lo avesse o dove fosse.

-Renata Di Raimondo

Arte e Legalità: Incredibile doppio furto d’arte

L'Urlo di Munch è uno dei furti più clamorosi e famosi della storia. II Museo Munch possedeva tre versioni del celebre quadro dell'artista norvegese Edvard Munch, solo una esposta, e le altre due conservate in magazzino. L'opera esposta è stata oggetto di ben due furti a distanza di dieci anni. Il primo avvenne il 12 febbraio 1994. Il dipinto esposto alla Galleria Nazionale di Oslo è stato trafugato il giorno dell'inaugurazione dei XVII Giochi Olimpici invernali. I ladri entrarono facilmente all'interno del museo: sfondarono solo una finestra per accedervi. L'allarme scattò subito, ma il custode non ebbe il tempo di intervenire. In soli 50 secondi rubarono l'Urlo di Munch, lasciando al posto del quadro un biglietto molto scortese: «grazie per le misure di sicurezza così scarse». Tre mesi dopo, in un albergo di Asgárdstrand, l'opera venne ritrovata integra, senza alcun danno. Si racconta che il furto fu rivendicato da un movimento antiabortista, che avrebbe restituito il dipinto, a condizione che venisse trasmesso, in televisione, un documentario contro l'aborto, intitolato l'Urlo Silenzioso. Non è dato sapere se la proposta di scambio venne accettata o no, ma quello che sappiamo con certezza è che il dipinto riprese il proprio posto per merito del lavoro di due poliziotti in incognito: gli agenti si finsero interessati all' acquisto del dipinto per 250 mila sterline. Nel 2004 avvenne secondo furto, un gruppo di sconosciuti trafugò due dipinti di Munch dal Munch-Museet: L'Urlo e la Madonna. Durante il regolare orario di apertura, i malviventi entrarono all'interno del museo, erano le 11,10 di domenica 22 agosto. Erano mascherati e armati di lupara minacciarono i visitatori del museo, costrinsero le guardie ad eseguire i loro ordini. Fu un'operazione molto pericolosa rischiarono di provocare feriti o addirittura morti. Per la polizia norvegese il ritrovamento dei dipinti divenne una priorità assoluta, furono fermate molte persone fino alla fine del 2005, erano presunti sospettati di aver partecipato al furto direttamente o indirettamente. Di queste, cinque furono arrestate. II 31 agosto del 2006 dopo due anni la polizia norvegese ha recuperato i dipinti. Fu affermato dalla polizia che i dipinti, al ritrovamento, si trovavano in buono stato. In realtà i quadri era rovinati dalle inadatte condizioni di conservazione e dall'umidità. Due furti entrambi a lieto fine. Tante opere, purtroppo però, aspettano ancora di essere ritrovate.

-Emanuele Miano

Arte e Legalità: furti “surreali” - L’arte di Salvador Dalì tra le più rubate di sempre

Salvador Dali, principale esponente del surrealismo, è senza dubbio uno degli artisti principali del ventesimo secolo. Con la sua fantasia e creatività fuori dagli schemi è riuscito a sorprendere e attirare a sè un gran numero di spettatori, anche se tra questi non mancano i ladri . Negli ultimi anni le opere dell’artista sono risultate le più gettonate dai rapinatori di opere d’arte, già pronti a vendere quest’ultime al mercato nero per migliaia di euro . 

È il 13 ottobre del 2019, in pochi secondi un uomo viene ripreso a rubare, indisturbato, una rara incisione a colori in edizione limitata, eseguita a mano negli anni settanta. La polizia locale ha diffuso le immagini delle telecamere di sicurezza in cui si vede il ladro camminare per le strade della città con ancora in mano l'oggetto trafugato. La speranza è che qualcuno lo riconosca e possa fornire elementi utili al ritrovamento.  Un pezzo raro, intitolato 'Surrealistic Bullfight:” Burning Giraffe “, dal valore di circa 20 mila dollari. Potrebbe passare alla storia come il furto più veloce di sempre

“Era dentro ed è uscito fuori dalla galleria in un colpo, Probabilmente lo ha fatto in meno di un minuto”.

ha dichiarato il direttore della Dennis Rae Fine Art Rasjad Hopkins, l’unica persona dello staff quel giorno presente in galleria . 

 David Schach: uno dei proprietari della galleria ha risposto così  

«Sono nel settore della vendita delle opere d’arte da 30 anni e le cose vengono rubate ma rimango sempre scioccato quando qualcuno ruba qualcosa, senza capire nemmeno quanto valga la pena».

Il valore dell’opera, infatti, non è particolarmente elevato ed inoltre non è un opera molto conosciuta quindi difficilmente smerciabile.

1937
“Burning Giraffe”

Ma non finisce qui, appena qualche mese dopo, le opere di Dali ritornano  ad essere protagoniste delle indagini della polizia. Tra i tanti tentativi di saccheggio uno dei più clamorosi è quello del couleur art gallery di Stoccolma, avvenuto all’inizio del 2020, sono 10 le sculture rubate tra le quali ci sono anche i modelli in bronzo dei “famosi orologi sciolti” e “la fecundidad “

1977
“La venere spaziale “
“L’orologio molle “

\ Come spiega il proprietario della galleria d’arte, Peder Enström:

“Il valore delle sculture si colloca tra i 20.000 e i 50.000 euro ciascuna. I ladri però non hanno i certificati delle opere trafugate, il che è molto buono, credo, perché questo darà loro dei grossi problemi a vendere le sculture “.

Non riesco a spiegarmi come ancora, con tutte le tecnologie che ci sono state date, possano succedere questi eventi. Gli uomini che rubano, per denaro, opere d’arte, non capiscono il danno che provocano al nostro patrimonio culturale. Inoltre credo che dietro a tutti questi furti ci siano dei mandanti molto più potenti e organizzati che pianificano.

-Giorgia Fazzino

fonti :

https://www.artribune.com/arti-visive/2019/10/rubata-a-san-francisco-unopera-di-salvador-dali-la-galleria-tutto-accaduto-in-un-minuto/ 

https://video.repubblica.it/mondo/san-francisco-entra-nella-galleria-e-ruba-un-quadro-di-dali-ecco-le-altre-opere-rubate-del-maestro/346040/3466

https://www.exibart.com/attualita/unopera-di-salvador-dali-rubata-da-una-galleria-di-san-francisco

https://www.insvezia.com/rubate-dieci-sculture-di-salvador-dali-a-stoccolma/